Convivenze More Uxorio: le leggi in Italia

Negli ultimi decenni si sente sempre più parlare di convivenze more uxorio, ma cosa vuol dire more uxorio? Il termine deriva da una locuzione latina che significa come sposi, la convivenza more uxorio è dunque quella che si instaura tra due persone che vivono come se formassero una famiglia. Nonostante i cambiamenti sociali intercorsi dalla promulgazione della Costituzione (che riconosce come unico modello di famiglia quella fondata sul matrimonio art.29) la legislazione italiana non ha recepito la necessità di formulare un quadro normativo organico che tuteli e regoli le convivenze more uxorio.
Pertanto le norme relative alle famiglie di fatto sono contenute all’interno di leggi non dedicate all’istituto della famiglia. Il primo articolo all’interno del quale si può rinvenire una, seppur parziale, tutela della convivenza more uxorio, è l’art.2 Cost, nel quale si parla genericamente di formazioni sociali. Di fatto però, solo nel 1988 una sentenza della Corte Costituzionale (la n.404) fornisce un primo riconoscimento di diritti per i coloro che convivono fuori dal matrimonio, dichiarando incostituzionale l’art. 6 della legge 392 del 1978 relativo agli affitti abitativi laddove non prevedeva in caso di decesso del titolare tra gli aventi diritto la prosecuzione del contratto di affitto il convivente more uxorio. Successivamente, nel 2001 l’art. 6 della legge 149 che sostituiva la legge 184/1983, riconosceva il periodo di convivenza prematrimoniale come utile ai fini del riconoscimento dell’idoneità all’adozione, nonché sanciva l’ammissibilità di adozione da parte di una coppia convivente qualora non sussistano i presupposti di un affidamento preadottivo.

Il riconoscimento della rilevanza sociale della convivenza more uxorio, è rinvenibile nell’art. 317 bis c.c. all’interno del quale si riconosce ai genitori conviventi l’esercizio congiunto della potestà genitoriale.

Infine negli ultimi due anni, come spesso accade nella legislazione italiana, due sentenze la prima della Corte d’Appello di Milano e la seconda della Corte Cassazione hanno fornito importanti riconoscimenti a questa forma di famiglia. Nello specifico nel 2012 la Corte d’Appello di Milano riconosceva ai conviventi omosessuali il diritto ad un trattamento omogeneo a quello di una coppia sposata, mentre la sentenza della Corte di Cassazione n 7214 del 31/03/2013 ha ribadito come il convivente non possa essere estromesso dalla casa familiare, anche qualora questa sia di proprietà del compagno, senza un congruo preavviso.

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