Contratto di locazione e convivente more uxorio: subentro

Le trasformazioni etiche e culturali della società del terzo millennio hanno coinvolto ogni ambito del vivere comune, sino al concetto stesso di famiglia inteso come unione giuridica fra due soggetti, finalizzata alla filiazione; a questa nozione oggi si affianca quella di famiglia di fatto, che nasce dalla convivenza more uxorio i cui elementi caratterizzanti sono l’unione stabile sul piano temporale, la comunione di vita spirituale e materiale, l’assenza del vincolo matrimoniale.

Le controversie in materia di convivenza more uxorio, non ricevendo una normativa organica dalla Legislazione Italiana, sono sempre state disciplinate sulla base dell’Art. 2 della Costituzione, a tutela delle “formazioni sociali” o utilizzando gli strumenti giuridici dei rapporti fra privati.  Ad ogni modo la Corte di Cassazione spesso ha dato delle nuove chiavi di lettura per disciplinare in maniera efficace i diritti delle coppie di fatto, mostrandosi consapevole della necessità di salvaguardarle: tra queste vi è la sentenza n.3548 del 13 febbraio 2013 sul diritto dell’uso abitativo.

La sentenza sancisce il diritto al subentro del convivente in un contratto di locazione nella convivenza more uxorio, anche in assenza di figli. La Corte in base all’Art.6 della L.392/78 in materia di successione del contratto locatorio per uso abitativo, e della Sentenza della Corte Costituzionale n.404/88 che ha aggiunto fra i successori, oltre al “coniuge, gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi” anche il convivente more uxorio, ha riconosciuto il diritto al subentro al convivente di una donna deceduta, a sua volta erede del contratto dal defunto padre. La Corte di Cassazione affermando come bene primario il diritto all’abitazione, e valutando legittimo il subentro del convivente more uxorio della figlia del conduttore originario, ha di fatto esteso i diritti dei conviventi nei contratti di locazione nella convivenza more uxorio, non distinguendo tra famiglia e coppia di fatto.

Se è stata affermata la legittimità del subentro del convivente in caso di morte del conduttore in un contratto di affitto nelle coppie di fatto, la L.404/88 prevede il subentro anche in caso di fine rapporto in presenza di prole. La Corte Costituzionale, al fine di garantire il diritto all’abitazione e la tutela dei figli permette a chiusura di un rapporto d’amore, la successione del contratto di locazione nella convivenza more uxorio a favore della parte più debole.

Quanto detto fino ad ora si applica a prescindere dalla stipula di un contratto di convivenza, certo è che un accordo chiaro ed esplicito (la convivenza, altrimenti, si configura come accordo tacito) rende più chiaro e semplice l’iter di subentro.

Contratti di convivenza con badanti e collaboratori domestici

I contratti di convivenza con le badanti

I contratti di convivenza con le badanti e i lavori domestici hanno lo scopo di sancire l’orario di lavoro: per i lavoratori conviventi, esso consta in dieci ore al giorno non consecutive, fino a un totale complessivo di 54 ore alla settimana. In particolare, i lavoratori conviventi che fanno parte dei livelli B, B super e C, così come gli studenti che frequentano un corso di studio che comporta un titolo assegnato da enti pubblici o dallo Stato, possono anche essere assunti con un orario fino a trenta ore alla settimana, sempre in regime di convivenza. In questo caso, però, i contratti di convivenza con badanti dovranno prevedere un orario di lavoro interamente collocato o tra le sei e le quattordici o tra le quattordici e le ventidue, oppure in dieci ore al giorno non consecutive (al massimo) in tre giorni alla settimana. Continua a leggere

I Contratti di Convivenza con i figli

I contratti di convivenza con i figli assumono, per le coppie di fatto, un’importanza assoluta. Infatti, è solo tramite il contratto di convivenza che possono essere sanciti il diritto a versare una somma al convivente ogni mese e il diritto di abitazione. Il problema è che la famiglia, secondo l’articolo 29 della Costituzione italiana, trova il suo fondamento unicamente nel matrimonio: solo fino all’anno scorso, i figli nati fuori dal matrimonio venivano chiamati naturali, mentre quelli nati nel matrimonio erano ritenuti legittimi. Continua a leggere